TEATRI

 

 

Teatro Regio

Pochi passi da B&B Rubra
 
Indirizzo
via Garibaldi, 16 - 43100 Parma
Informazioni
Biglietteria: Tel. 0521.039399
E.mail biglietteria@teatroregioparma.org
Sito Web http://www.teatroregioparma.org/
Apertura
martedì- sabato 10.30 - 12.00
Ingresso
intero € 2.00, ridotto € 1.00
 

L'attuale Teatro Regio, che assunse questa denominazione solo con l'Unità d'Italia (prima era semplicemente Teatro Ducale), fu costruito per volontà di Maria Luigia fra 1821 e 1829 per raccogliere l'eredità del Teatro Ducale ubicato nel Palazzo della Riserva, fra le attuali via Cavour e via Melloni, dove oggi sono i locali della Posta e del Circolo di Lettura, un teatro che dal 1688 e per tutto il XVIII secolo aveva accolto il meglio dei cantanti e delle opere mondiali, divenendo uno dei palcoscenici più acclamati di tutta l'opera italiana del Settecento.
Va precisato questo particolare per non incorrere nell'errore di pensare che l'attuale Regio sia nato nel vuoto e diventato d'improvviso une delle culle del melodramma italiano: è vero invece che il nuovo teatro accolse con benevolenza ed entusiasmo, sulla base di una tradizione radicata da un secolo e mezzo, il nuovo melodramma romantico che richiedeva sale ormai diversamente strutturate, capienze differenti, diverse acustiche. L'area per il nuovo teatro fu individuata in quella dove sorgeva il soppresso convento di S.Alessandro, uno dei conventi più importanti nella storia della città, chiuso nel 1811 dai provvedimenti napoleonici: il progetto di Nicola Bettoli, architetto di fiducia di Maria Luigia, prevedeva un corpo di fabbrica principale di 84 metri per 37,50, annunciato da una facciata a capanna di impronta neoclassica con un portico architravato sostenuto da dieci possenti colonne ioniche e coronato al piano superiore da cinque finestroni con timpani triangolari, sopra i quali si erge una finestra a lunetta affiancata da due geni della fama, opera di Tommaso Bandini.
Anche l'interno continua il tema ionico nelle colonne del foyer, che reggono un soffitto a lacunari. Sul pavimento si possono ancora notare le botole (chiuse) da cui veniva diffuso il riscaldamento nel XIX secolo, che raggiungeva lungo il corridoio centrale della platea anche il golfo mistico. La sala comprende platea, quattro ordini di palchi e un loggione. Il celebre sipario (14x10,5 metri) dipinto da Giovanni Battista Borghesi (1790-1846) rappresenta il Trionfo della Sapienza, dietro il quale va letta un'affettata allegoria del governo ludoviciano. Allo stesso Borghesi furono commissionati anche gli affreschi del soffitto della cavea, con immagini di drammaturghi fra i quali pende un grande lampadario di 1100 kg, 4x4,5 metri, uscito dalla officine di Auguste Lacerriére di Parigi. Le tre statue che ne costituivano il piede sono state tolte in occasione delle manifestazioni per il Centenario verdiano del 1913 per migliorare la visione del palcoscenico dal Loggione, e collocate all'interno del Palazzo Comunale. Il lampadario, prima a candele e poi a gas, è dal 1890 alimentato a elettricità. Stucchi e dorature sono opera di Girolamo Magnani (1853), in sostituzione delle originali decorazioni disegnate da Paolo Toschi. Un orologio "a luce" che segna l'ora di cinque in cinque minuti, posto al centro dell'architrave del proscenio, arricchito ora dai busti dorati anch'essi di poeti e compositori più o meno noti.
Il Ridotto, raggiungibile sia da una scala che innesta in un angolo del foyer quadrato sia dal terzo ordine di palchi, composto da un salone e da una saletta laterale ("saletta greca") fu affidato alle decorazioni patentemente neoclassiche di Giovanni Azzi e Alessandro Cocchi sulla volta e di Stanislao Campana per le pareti. Recentemente soggetto a una nuova massiccia campagna di restauri, dopo quelle del 1869 e 1955, il teatro si presenta oggi con una nuova ristrutturazione del palcoscenico, ripulitura del Ridotto e rifacimento del pavimento, e l'inserimento di un impianto di climatizzazione che scorre sotto le poltrone.
L'inaugurazione fu affidata, il 16 maggio 1829, a Vincenzo Bellini che, stretto da contingenze e da accordi frettolosi, finì per riciclare ("parodiare") parte di materiale già scritto in un lavoro, la Zaira, che non sortirà successo, in una serata che ha fatto e fa tuttora discutere gli storici sulle reali modalità dei fatti e dei motivi della contestazione. La consegna della partitura avvenne in ritardo, segno di fretta nella composizione, e di cattiva voglia: il librettista, Romani, con una classica captatio benevolentiae si costrinse a chiedere comprensione per il proprio lavoro nella prefazione dell'edizione a stampa. Dopo le polemiche scatenate in città per la scelta di un compositore ancora non definitivamente celebre, addirittura per il rifiuto di musicare il libretto di un operista parmigiano, per i continui ritardi nell'invio della musica (che faranno più volte rimandare l'apertura del teatro) l'attesa per l'andata in scena divenne alquanto inquieta. L'opera cadde, tranne un terzetto del primo atto e nonostante la presenza del cast di un divo come Luigi Lablache. Bellini chiuse ogni rapporto con Parma, andando a trovare ragione sacrosanta in Francia. La stagione del 1829 continuò comunque con Mosè e Faraone, La morte di Semiramide e il Barbiere di Siviglia, tutte di Rossini: e fu questa volta, grandissimo successo.

 

 

Auditorium Paganini

 
Indirizzo
Viale Barilla - Parco Ex Eridania
43100 Parma (PR )
Informazioni
Fondazione Teatro Regio di Parma
via Garibaldi, 16/a
43100 Parma - Italia
tel +39 0521 039399 - fax +39 0521 206156
 

Sorto su ciò che restava della struttura muraria dello Zuccherificio Eridania, il nuovo Auditorium cittadino, opera dell'arch. Renzo Piano, si mostra come mirabile opera di congiunzione tra passato e futuro, tra due epoche ormai davvero distanti.
Il '900 produttivistico e remoto, rappresentato dalla fabbrica, salvata, restituita alla città e ancora perfettamente riconoscibile grazie anche alla presenza della ciminiera, vero e proprio elemento simbolico; e il terzo millennio, era dell'informazione, dell'immaterialità, della cultura che si diffonde in tempo più che reale.
Lo spazio del lavoro e delle macchine si rigenera e si trasforma in spazio di cultura, di umanità ritrovata.
Ma questi passaggi, queste mutazioni non sono né automatiche né casuali. Sono esperimenti che riescono solo in condizioni straordinarie.
Il genio di Renzo Piano, maestro indiscusso dell'architettura a livello mondiale, ha fatto sì non solo che l'esperimento si compisse in maniera perfetta, ma che apparisse come il risultato di una trasformazione spontanea, assolutamente naturale.
La solidità materica dell'opera architettonica si dissolve lasciando che lo spazio risuoni e si renda perfettamente e naturalmente abitabile.
Le grandi vetrate di testa e di coda dell'edificio fanno si che lo spazio interno sia permeabile alla luce, al verde del parco, all'aria, alla musica.
Troppo spesso le città mutano e si trasformano lasciandosi dietro parti della propria storia, memorie che vanno perdute, percorsi e testimonianze irrecuperabili.
In questo caso, affermare che l'operazione è riuscita significa percepire distintamente che la città non ha rinunciato ad una parte di sé e che il nuovo che appare nasce proprio su quelle fondamenta, in questo caso sulla memoria della fabbrica, del lavoro degli uomini che la abitavano, delle macchine.
Forse, torniamo a dirlo, ciò che rende grandi gli architetti (e gli uomini, in generale) sono proprio tutti i tentativi riusciti di lasciare un segno discreto lungo i percorsi spesso arroganti della nostra civiltà.

 

 

Teatro Due
 

 
Email
info@teatrodue.org
Indirizzo
Fondazione Teatro Due, Borgo Salnitrara, 10
Fondazione Teatro Due Biglietteria, viale Basetti, 12/a
Telefono
0521/230242 ; 0521/283050
 

La “Fondazione Teatro Due” nasce nel 2002 e si pone come linee guida il sostegno alla drammaturgia italiana ed europea, la valorizzazione del teatro classico, la ricerca e sparimentazione di nuove tecniche e di stili. L’idea è quella di una struttura che si ponga come momento di incontro tra diversi sistemi artistici, di mercato e di pubblico.
In collaborazione con ATER la fondazione organizza un corso di alta specializzazione per attori.
Attività: La Fondazione Teatro Due organizza la stagione teatrale del Teatro Due, oltre al Teatro Festival Parma e la rassegna "La danza del Terzo Millennio". 

 

 

Teatro Farnese

 
Indirizzo
Piazzale della Pilotta, 15 - 43100 Parma
Informazioni
Tel. 0521.233309
Orari di apertura
Dal martedì alla domenica dalle ore 9,00 alle ore 14,00 con vendita biglietti fino alle ore 13,30 Aperto i lunedì non festivi.
Ingresso
€ 2,00
 

Il Teatro Farnese, opera lignea di Giovanni Battista Aleotti detto "l'Argenta", dal paese di origine Argenta in provincia di Ferrara, fu costruito fra 1616 e 1618 nell'ala meridionale del Palazzo della Pilotta trasformando l'originaria Sala d'Arme in cavea, secondo il desiderio del duca Ranuccio I Farnese per festeggiare con un adeguato allestimento scenico la sosta a Parma di Cosimo II de' Medici programmata in occasione di un viaggio a Milano per rendere omaggio alla Tomba di San Carlo Borromeo.
L'inaugurazione avvenne tuttavia solo nel 1628, in occasione del matrimonio tra Margherita de' Medici e il Duca Odoardo Farnese, una cerimonia che prevedeva uno spettacolo allegorico-mitologico (Mercurio e Marte) con musiche di Monteverdi terminante con una naumachìa.
A causa di alcuni problemi di acustica che si presentarono immediatamente, Monteverdi fu costretto ad affossare l'orchestra davanti al palcoscenico intuendo la soluzione del golofo mistico che sarà stabilita definitivamente oltre due secoli e mezzo dopo da Wagner. La musica di Monteverdi per quell'irripetibile evento è purtroppo perduta.
Il teatro divenne un esempio per l'unicità di alcune delle sue soluzioni, la struttura ad impianto scenico mobile alle macchine per lo spostamento dall'alto di personaggi e l''ingegnoso sistema per l'allagamento della cavea in modo da poter inscenare naumachìe. All'allestimento lavorarono stuccatori (tra i quali Luca Reti) e pittori di varie provenienze: Malosso, Lionello Spada, Badalocchio, Bernabei.
Ma tanto sforzo valse a pochissime rappresentazioni, Usato solo per i divertimenti della corte, che amava assistere alle piccole naumachie, dopo l'ultima rappresentazione (1732) il teatro si avviò verso un lento e triste declino, fino ad arrivare alla quasi totale distruzione delle parti lignee rimaste colpite da una bomba nel maggio del 1944. La ricostruzione operata negli anni '50 non fu un intervento di totale ripristino in senso filologico, ma avvenne secondo disegni originali; le parti lignee, un tempo completamente decorate, vennero lasciate intatte per evidenziare le poche, originarie, recuperate.

 

 

Teatro Pezzani

5 min a piedi da B&B Rubra
 

 

 

B.go San Domenico, 7 - Traversa Strada Nino Bixio 

Oltretorrente - Centro Storico - Parma.
 

 L´attuale spazio denominato Nuovo Teatro Pezzani è frutto dell´opera di rimodernamento ed adeguamento alle vigenti normative del vecchio Pezzani, sorto a Parma negli anni ´50; grazie al lungimirante intervento della proprietà dell´immobile nel gennaio 1991 il pubblico di Parma (e non solo...) dispone di un funzionale spazio capace di ospitare 493 spettatori situato nel cuore dell´Oltretorrente.
Completamente privo di barriere architettoniche, il teatro è dotato di servizio bar, guardaroba, sala fumatori, servizio di biglietteria informatizzata realizzato anche grazie al contributo della regione Emilia-Romagna.
La comune direzione artistica della Compagnia dei borghi e del Nuovo Teatro Pezzani, affidata all´autrice-regista Ester Cantoni, ha privilegiato la realizzazione di cartelloni dove, accanto alle grandi opere di autori classici, trova un consistente spazio la drammaturgia contemporanea, teatro del domani, con particolare riguardo a quella italiana ed europea.
Proseguendo inoltre nella linea culturale che da più di dieci anni la caratterizza, la programmazione del Nuovo Teatro Pezzani integra il panorama teatrale cittadino, offrendo al pubblico la possibilità di assistere, oltre agli allestimenti di compagnie primarie nazionali, alle inaspettate novità proposte da giovani, ma già affermate, compagnie.

 

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