ARTE E CULTURA

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L'ANTICO A PARMA

Le testimonianze  del verde in città e del rapporto uomo-ambiente urbano nella  Parma dell’Età antica non sono ovviamente anteriori al periodo di epoca romana (la nascita del primo impianto urbano risale al II secolo a.C.) e si possono riferire a due aspetti in particolare: i reperti archeologici dell’epoca e le tracce tipologiche o di impianto stratificatisi nel tessuto urbano ed extraurbano ed ancora permanenti.

Per ciò che si riferisce ai primi, al di là delle tracce di edifici tipici della romanità (domus, teatro, anfiteatro, piscine, ecc…), si segnala una serie di reperti, conservati nel Museo Archeologico Nazionale, tra cui un frammento di fregio ed una antica trabeazione in marmo decorati ad eleganti elementi floreali che indicano il raffinato gusto dell’epoca e la chiara funzione decorativa dell’imitazione della natura, razionalizzata e geometrizzata.

Più significative per gli argomenti qui affrontati, risultano essere le tracce della maglia viaria cittadina di origine antica ed ancora riconoscibili. Si tratta del tracciato ortogonale o a scacchiera del centro più antico di Parma, organizzato sui due assi principali del Cardo e Decumano Massimi, rispettivamente con andamento nord-sud ed est-ovest ed individuabili nelle attuali via Farini - via Garibaldi e via Mazzini - via Repubblica, in epoca romana perimetrato da una cinta muraria quadrangolare. Questo impianto comportava la creazione di lotti ed isolati di forma quasi quadrata (insulae) con la realizzazione di edifici aventi affaccio sulla strada e spazi aperti a corte al loro interno. Proprio in questi spazi possiamo perciò immaginare l’inserimento di piccoli nuclei verdi con funzione in parte utilitaristica (impluvium e cisterne per la raccolta delle acque piovane, affacci interni per ricevere aria e luce, piccoli orti), in parte decorativa e di rappresentanza (nymphaeum). Questi spazi a corte si sono poi modificati nei secoli con l’evolversi della tipologia edilizia che li racchiudeva, dalla domus e dall’insula romana al palazzo mercantile o nobiliare sviluppatosi tra medioevo e rinascimento, fino alla trasformazione nel condominio otto-novecentesco, conservando oggi, quasi sempre, solo la funzione decorativa e di rappresentanza (cortile d’onore) e la funzione utilitaristica della possibilità di creare affacci interni. 

Da notare infine, alla scala territoriale, la quasi perfetta coincidenza (riscontrabile in tutte le città di fondazione romana in Emilia Romagna), tra le esigenze funzionali utilitaristiche di impianto urbano a scacchiera (derivanti probabilmente dalla tipologia dell’accampamento militare), di suddivisione dei territori conquistati in piccole proprietà terriere facilmente controllabili dal fisco (centuriazione), di scolo naturale delle acque ed infine di collegamento viario e controllo del territorio tra le città fondate e le vallate appenniniche sboccanti nella pianura padana e la funzione sacra e scientifica (cosmologica) che, con i punti cardinali (il cardine nord-sud intorno al cui asse ruota il sole) come riferimento per l’organizzazione del territorio e con alcuni rituali di fondazione (anch’essi comunque derivanti da funzioni pratiche come la verifica dell’idoneità del luogo per l’insediamento), aveva portato i tecnici e sacerdoti romani al perfezionamento di una vera e propria teoria urbanistica per la fondazione di nuovi insediamenti, esplicito riferimento per lo studio del rapporto uomo-ambiente nella cultura romana antica.

 

NUOVE INCLUSIONI

 

Il fenomeno delle inclusioni, tipico delle città italiane del Basso Medioevo, legato sia alle esigenze di espansione del tessuto urbano che a quelle difensive militari, è testimoniato a Parma dalla relativamente rapida successione di lavori alla cinta muraria avvenuti tra il XII ed il XIV secolo a seguito dello sviluppo suburbano oltre l’antico perimetro della città ortogonale di origine romana. La forma urbis risultante da questi processi di carattere spontaneo (che non significa casuale) è ancor oggi parzialmente leggibile ed in ogni caso si è mantenuta tale fino agli inizi del XX secolo.

La sequenza concentrica delle perimetrazioni ha riguardato, dopo le inclusioni a nord (attuale piazza Duomo), ad est (porta S. Michele e zona dell’Arena fortificata) e ad ovest (con la creazione di piazza Ghiaia a seguito dell’alluvione del 1178), già a partire dal secolo XII, anche i sobborghi nati ad ovest del torrente Parma (Capo ponte o Oltretorrente).

Agli inizi del secolo XIII l’espansione prosegue a sud (Porta Nuova) ed ancora nell’Oltretorrente, arrivando a delimitare con il perimetro murario, l’attuale lato sud dell’area del Giardino Ducale, fino a Porta S. Croce. Nel giro di pochi decenni, sempre nello stesso secolo, si registrano ancora nuovi lavori alle mura difensive che portano, intorno al 1230, all’allargamento di tutto il perimetro cittadino, ma soprattutto all’inclusione della zona denominata “vicinia di S. Maria Nuova di Martorano”, coincidente con l’area occupata successivamente dal Giardino.

L’assetto definitivo si avrà poi con ulteriori inclusioni realizzate ancora nello stesso secolo e poi nel successivo  secolo XIV, che determineranno la massima espansione delle mura cittadine.

Proprio con questi due ultimi interventi assistiamo all’inclusione di vaste aree verdi che manterranno per lungo tempo funzioni strettamente utilitaristiche, come orti e frutteti per la produzione alimentare integrativa quella della campagna, per poi essere edificate, fino al congestionamento, solamente in epoca moderna.

L’area del Giardino Ducale si può dunque a tutti gli effetti considerare per tutto il Medioevo, un’area di inclusione, per di più appartenente alla zona meno pregevole della città (l’Oltretorrente appunto, zona del suburbio a rischio di esondazione) destinata principalmente ad orticoltura a partire dal secolo XIII fino alla sua acquisizione da parte dei Farnese.

 

 

LOTTI GOTICI A PARMA 

L'edificio che ospita "RUBRA", nell'Oltretorrente, ne è un tipico esempio.

La tipologia edilizia del Lotto Gotico presenta numerose tracce nell'attuale tessuto urbano,soprattutto in molti sobborghi sviluppatisi spontaneamente lungo i percorsi accanto alle porte della città romana. Caratteristica comune in tutti i Lotti Gotici era di avere un minimo affaccio sulla via (con un occhio di bottega e un portoncino d'ingresso) e poi un affaccio secondario su un cortile interno, destinato, fino a epoche abbastanza recenti, a funzioni utilitaristiche come l'orto e l'allevamento di animali da cortile. Questa tipologia abitativa è tutt'ora riscontrabile nella zona nord, lungo le strade parallele alle mura medievali e in tutte le aree edificate dell'Oltretorrente di più antica formazione.

 

                                                                

 

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Fonte: www.bodoni.pr.it

 

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